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Matrimonio ebraico
Prima dell’inizio della cerimonia pubblica gli sposi svolgono il rito civile sulla base delle leggi dello stato.
Il rabbino legge il testo della ketubàh: il documento che riassume gli obblighi dal marito nei confronti della moglie in particolare quelli economici e relativi ad un eventuale divorzio.
Lo sposo firma il documento che successivamente consegnerà alla sua sposa
Terminata questa fase gli sposi entrano nella sinagoga, seguendo il rabbino raggiungono la huppàh, un baldacchino generalmente ricoperto di velluto rosso con ricami in oro che rappresenta la futura abitazione dei due sposi.
Tutti gli invitati seguono in corteo, i genitori e i testimoni prendono posto con gli sposi sotto la huppàh mentre amici e parenti restano nella parte centrale della sinagoga.
Il Rabbino prende un calice di vino e recita la benedizione. Gli sposi bevono dal calice e quindi lo sposo mette l’anello al dito indice della mano destra della sposa e le consegna il documento firmato all’inizio.
Lo sposo invece non riceve doni, vengono invocate le benedizioni sulla coppia al termine delle quali gli sposi si avvicinano all’Aron, luogo nel quale sono contenuti i rotoli della Torah.
I genitori pongono la mano destra sul capo degli sposi e li benedicono.
Viene quindi aperto l’Aron e dinanzi ai rotoli della Torah il Rabbino copre con il suo Talleth il capo degli sposi pronunciando la benedizione.
Al termine della cerimonia lo sposo infrange un bicchiere per ricordare che nessuna cerimonia può considerarsi completamente lieta dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e l’allontanamento dalla terra Santa del popolo eletto.
Con la cerimonia nuziale gli sposi sono considerati come rinati e ricevono il perdono per i peccati del passato.
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